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domenica 29 agosto 2010

Attualità."Bruciare i cani randagi" In Sardegna proposta choc


«Era solo una provocazione». Adesso si difende Gianfranco Bardanzellu, il consigliere regionale (Pdl) sardo che al giornale «L’Unione sarda» aveva dichiarato: «Il randagismo come si risolve? Inceneriamo i cani». Quasi scontata la reazione degli animalisti e anche di parte dei politici, come il sottosegretario alla Salute Francesca Martini (Lega) che della lotta al randagismo, senza inceneritore però, ne ha fatta quasi una bandiera. «Sono profondamente indignata - ha detto la Martini - per una proposta così incivile e ricordo al consigliere che nel nostro paese l’ uccisione degli animali d’affezione è un reato sanzionato penalmente. Le leggi dello Stato di tutela dei cani puniscono chi li abbandona, maltratta e uccide».

E ancora: «Ritengo indispensabile ribadire che il dovere dei rappresentanti delle Istituzioni, come dello stesso Bardanzellu, è quello di far rispettare le norme e non istigare a commettere reati, dimostrando ignoranza delle leggi di cui dovrebbe essere garante. Il randagismo non si può risolvere attraverso incivili mattanze di cani». Il presidente dell’Associazione italiana difesa animali e ambiente (Aidaa) Lorenzo Croce, ha annunciato che domani presenterà alle autorità competenti denuncia penale contro Bardanzellu per «istigazione al maltrattamento di animali». L’Aidaa, nei giorni scorsi si è fatta promotrice di un’iniziativa tesa a boicottare la Spagna come meta turistica, per il trattamento lì riservato ai randagi: dopo un breve soggiorno nei canili vengono uccisi. Sempre l’Aidaa stima che in Italia i cani randagi siano circa 725 mila. Un fenomeno che sta diventando emergenza, soprattutto nel meridione e nelle isole.


Bardanzellu ex di An, consigliere comunale di Olbia aveva detto: «Davanti ad un’emergenza bisogna avere il coraggio di misure forti e anche impopolari. Per affrontare il randagismo in attesa di migliorare le strutture di accoglienza, educare alla sterilizzazione e punire chi abbandona gli animali, sarebbe opportuno incenerire i cani abbandonati». Ieri la parziale retromarcia dopo che sui blog, Facebook e siti animalisti era comparsa la sua foto con epiteti di ogni genere, tra i quali il meno insultante era: «questo bel tomo disonora la specie umana». A Olbia i cani randagi sono circa 700, la Lida Olbia è una delle associazioni più attive nell’isola che cerca di «esportare» i cani per farli adottare. Nell’unico canile della città, vicino all’aeroporto, negli ultimi mesi sono stati portati 104 cani. In tutta l’isola i randagi sarebbero oltre 65 mila.
(preso da "La Stampa")
Per voi che adesso vi sentite quasi oppressi dalla vostra sofferenza..A voi che vi state chiedendo se è giusto che per amare bisogna soffrire..Questo è per dimostrare che non sempre è sbagliato vivere di sogni..







Perchè anche se a volte ci convinciamo del contrario c'è sempre qualcuno che viene a ripescarci dai nostri silenzi e dai nostri dolori per regalarci un sorriso..
Anche se dura un attimo..Quell'attimo speciale non ci abbandonerà MAI!

martedì 17 agosto 2010

E' morto Francesco Cossiga




E' MORTO FRANCESCO COSSIGA ... DECESSO ALLE 13:18 AL GEMELLI






E' morto a 82 anni il Presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga, stroncato da una crisi cardiocircolatoria alle 13:18. Un personaggio che ha contraddistinto la storia del nostro Paese. Una vita dedicata alla politica e all'impegno. A 16 anni si diploma e a diciassette è già tra le file della Democrazia Cristiana. Un crescendo di successi che lo porterà a essere il più giovane ministro dell'Interno e ad arrivare al Colle nel 1985. Un settennato che ha lasciato il segno, durante il quale viene soprannominato "Presidente picconatore" per le feroci stoccate con cui bacchetta la "Prima repubblica".
Peggioramento nella notte Le condizioni cliniche del senatore a vita, ricoverato al Policlinico Gemelli lunedì scorso, erano peggiorate nella notte. "Un repentino e drastico peggioramento delle condizioni circolatorie che ha necessitato la ripresa di tutti i supporti vitali. Allo stato attuale il quadro clinico è di estrema gravità", avevano affermato i medici del Policlinico nell'ottavo e ultimo bollettino.
Ricoverato da otto giorni Il presidente emerito della Repubblica è ricoverato da lunedì della scorsa settimana al reparto di rianimazione del policlinico Gemelli di Roma in seguito a una crisi cardiorespiratoria. Sono in corso accertamenti diagnostici per conoscere l’evoluzione della situazione. In un primo tempo le sue condizioni di salute si erano immediatamente aggravate, tanto che al senatore a vita era stata impartita l'estrema unzione.

Domenica i parametri medici del senatore a vita permanevano ancora «stabili con un soddisfacente equilibrio cardio-respiratorio» e proseguiva «la graduale e prudente riduzione dei presidi farmacologici e dei sedativi», recitava a Ferragosto il comunicato ufficiale dell'equipe del professor Massimo Antonelli. Dopo il miglioramento di venerdì, i sanitari avevano già annunciato una prima riduzione dei supporti artificiali alle funzioni vitali principali e una ripresa del respiro spontaneo, anche se assistito meccanicamente. Ed era iniziata una prudente e graduale sospensione dei farmaci sedativi. Poi lunedì le condizioni del Presidente emerito avevano mostrato un progressivo, anche se lento, miglioramento.

Cossiga aveva trascorso domenica un'altra notte tranquilla. Per lunedì non erano previste visite a parte quelle dei familiari, ma continuavano ad arrivare messaggi d'auguri per il senatore. Nel giorno del ricovero erano accorsi al Gemelli il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, Mauro Leone (figlio dell'ex capo dello Stato), il sottosegretario agli Esteri, Enzo Scotti, il deputato del Pdl, Pero Testoni, nipote di Cossiga. Venerdì era giunto al Gemelli il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, che aveva fatto visita al predecessore: «Si sono visti dei segni di miglioramento. C'è grande prudenza, ma certamente ben più fiducia di alcuni giorni fa», aveva detto uscendo dal policlinico.